www.lampugnale.it          nessun "effetto speciale" e molti contenuti da leggere.


       
VERSIONE SCHERZOSA INGLESE: specifiche ludiche
(Joke English Version: playful information)

 

La trasposizione inglese dei contenuti di questo sito s'ottiene... parimenti traducendo in quella lingua tutto quanto riportato in italiano nelle varie pagine del sito medesimo. E per incedere oltre, traversando la lettura, si necessita di mansuetudine e quiete dimorante. Tali condizioni urgono per porre la giusta attenzione ai passaggi virtuosi e dileggevoli, qua e la frapposti ad un più celere e bramato scorrimento della dissertazione. La pazienza, si sappi dapprincipio, sarà ricompensata da un epilogo brioso sotto redatto, ad uso elitario per pochi estimatori di patria stirpe. Forse desueta, abbiamo ceduto alla lusinga d'un italiano verosimilmente più consono al framezzo del XIX Secolo, o del suo primario albore. Probabilmente di resa arcaica ma, principalmente quali toscani detentori della radice lessicale, ci aggradava smisuratamente immergerci in queste dantesche acque, maternali e caldamente mammarie. La nostra compagine lavorativa, da epoca insospettabile, elude accuratamente - nel sito come nei nostri altri carteggi e nell'elettronico recente epistolare - la profusione d'inopportune locuzioni esterofile. Lo fa non solo verso le anglosassoni, si badi; avendo in italiano parole ben più performanti e chiarificatrici, non v'è necessità d'altro. Si sbarazzi però immantinente il campo da dubbi forieri di ridicole quanto impulsive e tediose accuse nazionaliste e patriottarde. Il gesto fu baldamente compiuto già a suo tempo in quanto, fuor di misura, determinati lemma invasori erano ormai già diffusamente adoperati da lustri. Sia impropriamente che parimenti in stucchevolmente sovrabbondanza. Con quanto qui declamato sappiamo sicuramente di non ledere coloro i quali invece, in un'equilibrata, utile ed imprescindibile convivenza di termini nel corrente discorrere in italiano moderno, comprendono sapientemente di non esser loro l'oggetto di queste nostre pungenti assertive. Esse - per altro - ci sollazzano assai, affermandolo senza ritegno alcuno ed in sano gongolante diletto. Or dunque, principalmente, l'esterofilizzare oratorio a prescindere, s'estrinseca in un ritmico sciorinare fonemi importati. Lo si fa prevalentemente a discapito del conoscerne a fondo l'equivalente significato contestualizzato. Pare, però, trattarsi d'importante ritualità atta a darsi un contegno d'agreste saccenza cultural-simil-globalizzata. Tale condotta attrae perspicacemente e volontariamente l'attenzione e l'invidia dei più zotici illetterati, coi quali farsi vanto d'impostura argomentale. Ma, incidentalmente, attrae anche la compassione, misericordia e pietà dei dotti esterrefatti. Di rado, tale carnevalata, va in scena per vera inderogabile necessità, pratica o fondata padronanza dell'altrui lingua. Se da noi citati nelle nostre documentazioni ed in questo sito, tal fatto rimane ascritto a titoli, acronimi, qualifiche e/o specifiche intraducibili e/o inesistenti nell'etimologia italiana o da questa fatti propri in vocaboli inglobati. Affondando le nostre radici nell’incommensurabile cultura umanistica che ci ha preceduto e di cui siamo orgogliosamente intrisi e fieri portatori, abbiamo preferito cercare e valorizzare nella nostra lingua armoniosa ed emozionale i termini più opportuni ai contesti trattati. E che, meglio d'ogni altro sostitutivo e foresto asserire, ne palesano senza indugio l'accezione e la portata. Manco a dirlo, quest'effetto è selezionato patrimonio solo di chi conosce la lingua nazionale. L'atroce verità si manifesta in tutta la sua portata se commisurata al colloquiare albergante in certe lande d'obbligata convivenza per grave pecca di tal Garibaldi. Colà vige farsesco un biascicare termini ostrogoti, post longobardi, tardo sanniti, nuragici, palladiani, trinacrici o di modernariato ottomano, qua e la spennellando folcloristiche allocuzioni desunte da dominazioni francesi o spagnole. Innegabilmente in bonario senso goliardico, sono esentati dal confondersi troppo con questo tripudio dell'italiano i dimoranti le "terre di nessuno". Trattasi del Tirol, ne italico ne manco germanico fin da riuscire nell'opera d'alienarsi l'entrambe etnie e la Valdôtaine, che s'esprime sotto il tricolore in una sorta di gramlot - o grammelot - caro a Dario Fo, scavallante tra l'idioma piemontese ed il transalpino meridionale. Si osservino, ad ammonimento, Spagna e Francia sul come si relazionano avverso la parola "computer". I primi lo chiamano "computador" cioè correttamente, nella loro lingua, uno strumento per computare, calcolare. I secondi, effettivamente un tantino sciovinisti di suo - diciamocelo - invece usano "ordinateur", ovvero un dispositivo che ordina, mette in sequenza. Noi no: noi ci sentiamo troppo villici e non commisurati ai sudditi britannici nell'appellarlo calcolatore. Così lo si identificava correttamente prima d'avere l'esigenza di presentarlo al volgo con un alone di "magia". Lo chiameremo anche computer, impelagandoci ancor più nel corollario di termini succedanei, ma fatto dicasi che l'Italia è l'ultima nazione europea per esiti di penetrazione percentuale domestica e d'adeguata conoscenza scolare del succitato calcolatore. E, similmente sornioni, deliziati ci stropicciamo i palmi a ciò che, parecchi consumati internauti da sagra anglo-paesana, farfugliano nell'esporre cosa significhi - per gli sventurati - la desinenza ".com" di molti siti. Badate, emuli del proferir possente alla Riccardo Cuor di Leone; non significa "commercial", giusto per l'acquolina che ci schiuma nel vedere dimostrato in svariate occasione il nostro sospetto sull'esterofilia ferragostana. Aiutino: perchè gli inglesi, quelli che n'han di ragione nell'esprimersi in quella lingua, hanno siti ed i indirizzi di posta elettronica nazionale - oltre che nel polivalente ".com" - con terminazione ".co.uk"? Figuratevi poi se acuiamo l'imbarazzo nel reclamare la declamazione delle abissali differenze tra i vessilli del Regno Unito e dell'Inghilterra! Indi, quanto noi abbiamo trasmesso col nostro esporre, traducetelo tranquillamente Voi che n'avete a che interderVi; fatelo quietamente nella lingua vittoriana a Voi tanto familiare, via idiomatica d'indiscutibile, irrinunciabile, uniformante ed indispensabile portata, tecnicamente pragmatica ed istrumento di indiscussa socializzazione planetaria immediata ed irrinunciabile. Ma non s'abbia a perdere la trebisonda che, così facendo e ad ampie falcate, ci appropinquiamo - in modo inesatto - all'uso d'un mezzo scevro da quei sottili, quanto lapalissiani e misconosciuti ai più, ricami lessicali ed oratorii in punta di sentimento, lingua ed Anima di nostrana potenza. Anche perchè, siamone edotti, l'odierno fraseggio di matrice inglese - soprattutto in favella di genti tutt'altro che di lingua madre - non è certamente più il bel declamare shakespeariano d'antica e compianta reminescenza. Ed a nulla assume valore la fandonia che, quello d'uso, trattasi d'americano e non d'inglese; il periglio del navigare in questa dissertazione porta ad un ancor più lesto affondare nell'agitato mare del disonore! Facendo a queste riflessioni umile riferimento, appare ovvio che, comunicare, non equivale all'editare manuali tecnici o saltellare in ebete sequenza di vocaboli intervallati. Relazionarsi in altre lingue presuppone intimizzare prima il messaggio recondito e poi traslarlo non certo in tonto fare letterale. La quasi certezza è che, l'uso vieppiù tracimante d'uno straniero intercalare, dissimuli grettamente e penosamente a piè sospinto la manchevole padronanza della semantica di patrio dire. Tampoco la fluenza nell'esporla e nel dibattere. In fase di casalinga trattazione argomentale, nettamente percepiamo che un eccessivo numero di interlocutori capisce "fischi per fiaschi" già nel linguaggio nazionale. Tale fatto trova ragion d'esistere nel conferire un significato talvolta diametralmente opposto - se non sconosciuto - all'etimologia del termine trattato. La nostra organizzazione è ben attiva e presente all'estero, ov'anche s'è attinto alla formazione accademica colà speso più efficiente (ma non solo per questo migliore...) per riversarvi poi dentro il nostro estro quale valore aggiunto. In parallelo, cerca di calarsi al meglio in ogni ambito di relazione esterofila per valorizzarne i più celati aspetti empatici. Il nostro stesso Gruppo di Lavoro, ampiamente evidenziato nella specifica pagina di questo sito, assieme ai numerosissimi Clienti esteri visionabili al menu "scelti da", comprova senza dubbio alcuno una nostra forte presenza e spinta globalizzante d'interazione ed interscambio con l'estero. Ogni strumentale posizione che c'è avversa in cagione di queste nostre divagazioni, è perciò chiaro che sia volta unicamente ad occultare l'essere stati "toccati sul vivo", certificando all'irretito/a del caso il far massa coi cultural-simil-globalizzati antecedentemente citati. Oh ignari portatori di meschina virtù e salivatori copiosi nel piatto dal quale vi nutrite, ma in qual lingua, tenori e soprani, diffondono le liriche al mondo più note? Necessita allora un'equilibrata interazione ed un assennato reciproco arricchimento tra i popoli, ma sempre ognun testimoniando nel contempo le proprie origini. A noi il farlo con amor proprio, per vanto ed elogio delle nostre millenarie radici. E si sappi al fine che, a casa loro, siamo sorprendentemente ascoltati, apprezzati, ricercati e finanche ben remunerati portatori della nostra Cultura. La si scopre rispettata ed ammirata parecchio più di quanto una casereccia folta plebaglia indigena e cumulo antropologicamente statico e tapino nemmeno immagina. Per il qual fatto - e concludendo, in ragione del tempo ormai maturo - alcuni vocaboli stranieri, enfatizzati quanto inflazionati, stimiamo essere cosa buona e giusta ricondurli al loro manifesto ed illuminante nostrano significare. Quindi noi:

 

NON SAPPIAMO cos’è la LEADERSHIP, ma riconosciamo il CARISMA (dal latino charisma, che discende a sua volta dal greco chárisma ‘dono di grazia’). Dal “Devoto-Oli”: dote relazionale riconosciuta dagli altri senza imposizione, ascendente, prestigio, forza di persuasione, che si fonda su straordinarie ed esemplari qualità personali di influenza sociale e comunicativa anche non verbale, che attiene ad una indiscussa e totale preminenza in settori ben contestualizzati,

 

NON SAPPIAMO cos’è un LEADER, ma volgiamo essere e seguire una GUIDA CARISMATICA, ovvero la risultanza dell’operato di chi è portatore di carisma ed al quale viene riconosciuto ciò senza la minima necessità di dichiararlo o imporlo, diversamente dal più mesto concetto di CAPO, cioè colui - o colei - capace di ottenere che quanto deve essere eseguito venga realmente compiuto nel modo prestabilito, necessario ed utile,

...e già quanto sopra ci fa balenare la differenza tra l’abuso o l’errato uso dei termini Leader e/o Leadership rispetto a chi o cosa li vediamo spesso associati. Soprattutto, ci illumina sul divario rispetto al corretto significato che queste parole hanno nel corrispondente e chiaro vocabolo nella lingua italiana. Per questo, nei dipendenti, subalterni a guide “non proprio carismatiche”, si diffonde subito la chiara percezione frustrante d’essere diretti al massimo da capi (“leader”), le cui qualità di “leadership” sono ancora molto - diciamo - allo stato dichiarato di presunzione.

Ma ancora:

NON SAPPIAMO cos’è uno STAKEHOLDER, (vocabolo inglese: "portatore di interesse") che, sentendolo pronunciare, par di capire che si stia parlando di una "vecchia bistecca". Siamo invece in grado di individuare i veri PROTAGONISTI fondamentali ed irrinunciabili per ogni processo strutturale d’impresa, senza i quali un progetto non sopravvive o, spesso, nemmeno può nascere,
 
NON SAPPIAMO cos’è un FEEDBACK, (vocabolo americano: "reazione", "rispondenze"). Tuttavia teniamo sempre in grande, oggettiva ed istruttiva considerazione i RISCONTRI che ci pervengono in conseguenza unica al nostro agire; Seneca prima e Dante Alighieri poi la chiamavano "legge del contrappasso", ma in Usa - a quell'epoca - parlavano altre lingue e cacciavano bisonti,
 
NON SAPPIAMO cos’è un “AITEM” (così pronunziano gli zotici o moderno-cafoni il vocabolo latino "item": "parametro"). Noi pronunciamo e scriviamo correttamente ITEM in quanto lavoriamo per aiutare a definire quei MARCATORI che identificano, nella forma più concisa possibile, riferimenti univoci (ovviamente sbellicandoci dalle risate in faccia agli "eruditi un tanto al chilo" che lo declamano come evidenziato in maiuscolo turchino giacché - i tapinastri da master meneghino - credono che sia una parola inglese...),
 
NON SAPPIAMO cos’è un MANAGER (dal verbo inglese “to manage”: "gestire", "coordinare"). Pur smarriti in sì tanta ignoranza, definiamo comunque percorsi per sviluppare i potenziali di Persone che dovranno occupare meritatamente il ruolo di DIRIGENTI ed essere autiorevoli verso gli altri nel modo relazionale migliore in base a profonde motivazioni e tangibili quanto certificate competenze,  tralasciando la pena che sottende a cercare di essere “manager di se stessi”, giacché guidare deve dare ben altre sicurezze a chi si ha attorno piuttosto che "guidarsi",
 
NON SAPPIAMO cos’è un BUDGET (vocabolo derivante dal francese "bougette": borsa, in inglese: "bilancio preventivo di spesa", "ciò di cui si dispone"), parola che - la maggior parte dei "falso-ebeti addetti ai lavori" - usa per definire o indicare invece l'opposto, cioè "i traguardi da raggiungere nel prossimo periodo" (che invece, in inglese corretto, è forecast, "previsionale"). Quindi, pur non sapendo noi (ed i più) cos'è un "budget", al contrario sappiamo ben valorizzare i livelli di NECESSITÀ (cioè i fondi da trovare...) facendoci guidare non dal concetto di implosione ma da quello di definire i reali investimenti necessari a reperire le risorse finanziarie per raggiungere i traguardi di successo,
 
NON SAPPIAMO cos’è il TARGET (vocabolo inglese: "bersaglio"). Sappiamo però identificare con certezza l'AREA, la fascia di persone, ai reali bisogni della quale occorre far fronte con soluzioni tangibili,
 
NON SAPPIAMO cos’è una MILE STONE (vocabolo inglese: "pietra miliare"). Orgogliosi che si tratti della cafona "inglesizzazione" dell'imperiale, romanica e stradale "pietra miliare", non di meno lavoriamo per trasferire il nostro entusiasmo a tutti coloro che vogliono sviluppare le loro CERTEZZE, i punti fermi di un percorso, di una strada, in modo che, da una pietra miliare all'altra, incrementi autostima e percezione di dignità,
 
NON SAPPIAMO cos’è un CEO (acronimo del vocabolo inglese "chief executive officer, capo di un'azienda"). Nella speranza che non corrisponda al fonetico contrarre toscano della parola cieco, ovvero "orbo" (ma vedendone alcuni all'opera il dubbio divien certezza), affianchiamo gli AMMINISTRATORI DELEGATI nei percorsi di crescita e nell'assunzione di responsabilità,
 
NON SAPPIAMO bene cos’è il BUSINESS (vocabolo inglese: "attività economica nel suo complesso") o, almeno, non abbiamo più ben chiaro se ormai è considerato un minestrone di tutto quello che si muove intorno al concetto di "affari". Non interferiti da questo, e nemmeno dalla notorietà della parola dovuta principalmente al sentirla proferire dai mafiosi e camorristi in film d'americana scelta ('o buninisse), testimoniamo con le nostre azioni che il MERCATO è unicamente l’insieme degli effetti che solo gli Esseri Umani causano, e che il Profitto è apostrofabile esclusivamente da aggettivi in base alla filiera che lo genera ed a come è impiegato,
 
NON SAPPIAMO cos’è l'EMPOWERMENT (vocabolo inglese che deriva dal verbo "to empower" il quale include il duplice significato sia il "processo per raggiungere un certo risultato" sia il risultato stesso, cioè lo stato "empowered" del soggetto). In ogni caso non osiamo pensare che ci siano persone così incapaci di trovare diversamente - da queste ritualità falso aggreganti o dall'evanescente quanto sublimante effetto para-terapeutico - lo sprone per un POTENZIAMENTO delle loro caratteristiche già esistenti, rimanendo convinti che il nome starebbe meglio ad un gruppo elettrogeno o anche ad un integratore di sali minerali,
 
NON SAPPIAMO cos’è il WELFARE (vocabolo inglese: "stato di benessere sociale"). Ciò non di meno contribuiamo, per quanto ci compete e certificati a norma SA8000 sulla Responsabilità Sociale, a sostenere e migliorare il sistema dello STATO SOCIALE senza scadere nel clientelare e frustrante assistenzialismo, sostenendo i motivati e coloro che si sacrificano per distanziarsi dai qualunquisti mentre, la parola inglese, non sappiamo come mai, ma la vedremmo bene come una marca di lacca per capelli,
 
NON SAPPIAMO cos’è il MOBBING (vocabolo inglese: "comportamento basato su una pressione psicologica di un gruppo organizzato teso ad esiliare o isolare un suo membro"). Nel dubbio, combattiamo comunque ogni subdola forma di OSTRACISMO tesa a frustrare e deprimere la legittima voglia di vivere, cioè un poco come fanno le madri coi figli maschi.
 
NON SAPPIAMO cos’è il MULTITASKING (vocabolo inglese: "multiprocessualità, insieme di azioni simultanee che permette di eseguire più programmi contemporaneamente"). Incerti sul da farsi - che a tenere in mano troppe cose, qualcuna ci cade a terra - ci diamo da fare affinché più persone possibile amplifichino il concetto di MULTIFUNZIONALITÀ, in modo da potenziare le visuali e creare sinergia all'interno delle facoltà individuali.
 
Infine, tralasciando la COMPANY CULTURE (non deve essere roba da Pubblica Amministrazione...), l'IMPRINTING, la CONFERENCE-CALL (adunata per il rancio?), il CRM (Cassa di Risparmio di Montopoli?), i SENIOR EXECUTIVE, il MIDDLE MANAGEMENT (capetti androgini?), l'ADVERTISING (attenti...al cane?), il DEALER (uno spione delatore?), le PARTNERSHIP (matrimoni tra nostri vecchi bavosi e procaci biondone dell'est), l'ENGINEERING (forse una versione anglosassone dell'angina pectoris), gli SPIN-OFF (una razza di cani?), l'ON THE JOB (andiam, andiam, andiam a lavorar! cantavano i sette nani...), il TESTING (quanto testosterone hai?), il LEAN DEVELOPMENT (ho un amico che si chiama Leandro e frequenta la palestra: sarà lui?) e così via, rischiando di morire di fame in un convegno (meeting, summit or convention, it depends!) se nel frattempo non si ha chiaro cosa sono o come funzionano il LUNCH (grunch: rumore di masticazione...), il DINNER (rumore tra bicchieri al brindisi...) , la SUPPER (questa la sappiamo: è la zuppa!), uno SNACK (schiocchi le dita e mangi?) o il BUFFET (fare ridere a bocca piena) , per curare anche l’aspetto ludico principalmente di certi anglo-suoni ormai quotidiani, altresì per rendere tutti più umani nel percorso che ci attende verso la gioia derivante da una sana e dissacrante autostima, dichiariamo che:
 
non abbiamo l’I-PHONE, perché vogliamo solo telefonare e non usare un “asciugacapelli”,
preferiamo gli SMART-PHONE, almeno ci facciamo quattro risate quando ci asciughiamo i capelli,
non ci piace il BLACKBERRY, perché le “bacche nere” sporcano i taschini delle giacche ed arriviamo dai Clienti tutti sozzi e padellosi,
non ci convince il CARSHARING, perché in Italia le mode esterofile dilagano e si cominciano a condividere le auto per andare da qua a là e poi si finisce al wife-sharing (condivisione della moglie) per ... qua e là,
non essendo piromani, evitiamo di ammucchiare persone in falò chiamati FOCUS GROUP,
non “SCANNIAMO” nessuno, sia perché lo scanner (ndr: appropriato utilizzare “scansionare” o "scansire")  non lo hanno inventato gli Apache e sia perché riteniamo che lo scalpo abbia campi applicativi adattabili virtualmente, al massimo, su Clienti morosi,
e, infine, non LINKIAMO verso nessuno, perchè Lin-Chi, grande Maestro Buddhista Zen nato poco prima dell'anno 1000 e nemico dichiarato di tutti i verbalismi inutili (ma guarda il caso...), era noto per ben altre forme di collegamenti col mondo, a partire dalla sua bellissima raccolta Lin-Chi-Lu.
 
Comunque, la lingua inglese la si deve padroneggiare giunti in Inghilterra o Usa, quella francese arrivati in Francia e così via. Così come un inglese, un americano o un francese, che s'interessino a noi specie per attività lavorative, è buona cosa che lo facciano nella nostra di lingue; non esistono motivi tali da essere secondi a nessuno. Parlare l'idioma di dove si vuol operare, con grande semplicità, è per tutti la prima bilaterale forma di rispetto e mutua dignità, circostanza innegabile soprattutto tra nazioni, culture ed espressività di lunghissima tradizione relazionale e storica. Oppure - per cortesia o carineria - si può optare il parlare nelle loro forme comunicative ospitandoli a casa nostra, senza però confondere cortesia per inopportuno vassallaggio; chi va in un paese e non ne conosce la lingua, in difetto è lui, non chi lo ospita! Battute a parte, certo che potete fare le Vostre brave versioni inglesi dei Vostri siti, anzi dovete, principalmente se cercate una via convenzionale planetaria di comunicazione ed interscambio. Ineluttabile anche usare l'inglese come prima vicendevole forma di comunicazione con latori di lingue inintelligibili o adoperarlo da turisti per cavarsi d'impiccio in ogni dove. Ci mancherebbe altro! Lungi da noi anti esterofilie da baraccome medioevale. Ma, "please and sorry", risparmiateci a casa nostra la forzosa e greggia farcitura del parlare ad effetto, frapponendo, nella chiarezza espositiva, monconi disconnessi estratti da altre espressività linguistiche. Non abbiamo sopra dimostrato sufficientemente, nella nostra lingua, di possedere anche migliori definizioni per determinati concetti?
 
PS: noi sappiamo cos'è uno "stage" (parola francese che indica un periodo di tirocinio, di formazione), ma certamente non lo sanno tutti i deficienti che lo pronunciano all'inglese (steeeeeg..), storcendo anche la bocca così gli viene meglio il verso della miagolata. Dio mio (My God ...if you were only Anglo-Saxon Divinity...), abbi pietà di loro!