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"Cara e beata, e benedetta Toscana, patria d'ogni eleganza e d'ogni gentile costume, e sede eterna di civiltà"
(Giacomo Leopardi, che di Terra Toscana unn'era, ma era uguale e dimorto un brav'homo se ha scritto così!)

 

la mia Terra: la Toscana! (dichiarazione d'amore di Alessandro LAMPUGNALE)
Chiunque, nel mondo, conosce la Toscana, la mia Terra, la Terra ove sono nato e da dove, nonostante il lavoro che mi porta sempre in giro, non mi staccherò mai. A tuttoggi non sappiamo ancora bene se i primi abitanti si siano affacciati dall'Appennino oppure se siano sbarcati dal mare ed abbiano risalito i corsi d'acqua. Quelli che lasciarono le prime tracce certe furono i Villanoviani e, nei territori collinari e montani, sembra si fossero insediati poco dopo - da nord e da sud sino alle rive dell'Arno - anche pastori provenienti da aree attigue. Dal VII secolo a.c. in poi fiorì la civiltà Etrusca, per certi aspetti ancora un affascinante mistero (ma con certezza popolo godereccio e già incline a festini allegri... e scambisti...) e si registra, nel medesimo momento, la nascita dei primi e principali agglomerati di genti. La Toscana ha attraversato vicende storiche assai intrigate ed intriganti, tanto che talvolta è difficile raccontarle con il rigore storico necessario. Dal passaggio di Annibale, al successivo dominio di Roma, periodo in cui nacque Florentia, destinata a diventare una delle città più ammirate del mondo, ai Goti, ai Longobardi (che da noi hanno attecchito pochino perché sapevano già che poi avrebbero intentato i veneti e i milanesi...), sino ad arrivare al Medioevo, la mia Terra s'è confrontata ed ha conosciuto da sempre uomini e culture di tutti i mondi. Tirando ahimè velocemente innanzi, arriviamo nel dodicesimo secolo quando la Toscana uscì dal feudalesimo, soprattutto per lo stimolo di San Giovanni Gualberto e per l'opera di Matilde di Canossa. Successivamente, le sue città conobbero un notevole fervore economico. Divennero sempre più popolate ed in fortissimo antagonismo tra loro, il cui potere si misurava con la costruzione della torre campanaria più alta, spesso usando i materiali con cui la famiglia "perdente" aveva edificato la propria torre, il proprio campanile. Da ciò ha tratto origine sia la parola <campanilismo> che il sano, arrogante, e radicato dilettarsi nello sfottere il vicino e difendere il proprio punto di vista fino all'inverosimile (vedi Pisani & Livornesi o le "guerre" tra le Contrade al Palio di Siena). La Toscana si unificò in un solo stato sovrano nel sedicesimo secolo, quando il Comune di Firenze cedette il proprio potere al Granducato dei Medici, creando le basi affinché Lorenzo, detto il "Magnifico", cambiò letteralmente le sorti dell'Italia col Rinascimento. Contemporaneamente, ad opera dell'insuperabile Nicolò Machiavelli, il primo seme ideologico di una Patria unita si fece largo in Toscana già nei primi del '500, con la sua "Esortazione a pigliar l'Italia e liberarla dalle mane de' barbari" (Il Principe, Cap. XXVI). Sempre del patrio Spectabili Viro Apud Majestatem Nicolao de Malclavello Mandatario Florentino, consiglio la lettura ai contemporanei capetti e poltronisti di partito , esperti voltagabbana e ideologicamente prezzolati, oltre che del suddetto capitolo, anche "Del Principato Civile" e "De' secretari che li principi hanno appresso di loro" (Il Principe, capitoli IX e XXII) nonché, desunto da "I Discorsi", Libro Primo, cap. XXXVII (XLV), il trattato "E' cosa di malo esempio lo non osservar una legge facta, e massimo dall'autore di essa. In una città è, a chi la governa, dannosissimo". Occorre far passare un paio di secoli per arrivare alla storia Toscana definibile come moderna, che si può dire abbia avuto inizio nel 1737 con i Lorena, ispiratori di grandi riforme sul piano economico e politico. La Toscana fu il primo Stato al mondo di cui si trova traccia storica documentata ad abolire, nel 1786, la pena di morte; nel contempo, per non ammodernasti troppo in anticipo, inventò i così detti "bagni penali", prigioni a livello del mare (Livorno, Fortezza Nuova) dove i detenuti scontavano la pena stando sempre coi piedi... a bagno! L'unione con il nuovo stato Italiano avvenne, con una pacifica, colta e plebiscitaria transazione, nel 1859, conservando immutate le peculiarità d'ognuno. E visto che nel 2011, tra un mucchio di baggianate sull'unità d'Italia s'è detto tanta roba a cui nessuno credeva, sarà meglio ricordare a tutti che, la Toscana, ha immutati i suoi confini così come ora da assai più secoli, senza tante tronfie fanfarate. Dall'alterigia Senese, alla sufficienza dei Fiorentini, alla strafottenza dei Livornesi che fanno dell'ignoranza virtù, ai ruspanti Grossetani e fino ai Massesi (che "a sentirli parlà un c'entrano poi un gran che" con la Toscana...), sembra che il tempo si sia fermato all'epoca de' Medici. Personalmente, di fiera nascita Pisana e solo per cause di "forza maggiore" residente a Livorno, sono cresciuto da subito nelle colline della selvaggia Maremma, tra butteri, minatori, lupi, vipere e cinghiali, e di quella cultura sono tutto intriso. Ma non Vi venga mai in mente, dati i natali, di proferir in mia presenza il nefasto motto "Meglio un morto in casa che un Pisano all'uscio" perché Vi risponderò ghignante "Che Iddio t'assista e t'accontenti per mill'anni!". Ho goduto della vista e dei profumi dei più bei paesaggi collinari del mondo, raccogliendo more, funghi e castagne, e dove tuttoggi mi ritiro nei momenti liberi, all'ombra della macchia mediterranea dove ancora sopra volteggiano i falchi, la notte senti grugnire i cinghiali e la mattina ancora si possono vedere i butteri che portano al pascolo le bianche mandrie di bufali. Pensate che, quando i "padano-lumbard" innalzavano le loro prime "fabbrichètte" (con la "è" aperta, s'intende), nelle mie Terre Maremmane il brigante Domenico Tiburzi dava ancora filo da torcere ai Carabinieri che lo impallinarono solo alla fine dell'800! Ciò che tutti c'invidiano è rimasto per lo più immutato. Dalle innevate cime dell'Abetone alle spiagge selvagge del Parco dell'Uccellina passando pei colli Fiorentini e Senesi, tutto inneggia alla bellezza della vita ed alla spassionata e toscanaccia voglia di viverla, che il Boccaccio ben descrisse nella sua opera più nota. Le dolci colline piene di Chianti e d'olio extravergine trasudano la cultura antica e potente del Granducato di Toscana, della Repubblica Marinara di Pisa, del Rinascimento e del più splendido illuminato mecenatismo che ha riempito ogni colle di stupendi borghi ed opere d'arte. Siamo il giusto equilibrio tra l'efficienza tutta precisina nordista che non ha tempo, cultura e cervello per godersi la vera vita (dove ti fucilano o ti scomunicano se vai in moto SENZA casco) ed il placido - spesso irritante - guappo fatalismo del sud (dove ti fucilano o ti danno dello "scimunito" se vai in moto CON il casco....), riconoscendo solo agli Umbri una qualità di vita degna della nostra ed un'affinità culturale riconosciuta come tale. Siamo la Razza "maledetta" che si può permettere di sbeffeggiare ogni potere, con la satira più feroce contro ogni arroganza dispotica a cui siamo allergici per genia e scelta (leggete "Il Vernacoliere" dell'amico Mario Cardinali), e canzoniamo ogni buffo umano che si affaccia goffo e pirlesco ai nostri pendii pur nella vera apertura a tutti, come sancirono già nel '500 le Leggi Patenti a Livorno affermando "l'accoglienza verso qualsivoglia nazione". Basta un nome nel quale noi Toscani ben ci riconosciamo, ovvero Roberto Benigni, sebbene ammorbidito in vecchiaia... Il suo "Inno del corpo sciolto" che "lo pol cantare solo chi caca dimorto" è una tra le più goderecce e moderne pagine di vita agreste e bucolica. Ma Benigni è anche l'odierna cultura Dantesca che, capace di coinvolgere nella più profonda commozione col suo guizzar d'occhi di bimbo, declama con parimenti mirabilità "L'inno alla Vergine" dalla Divina Commedia di Dante Alighieri, la cui profonda conoscenza gli è valsa la Laurea Honoris Causa in Lettere dall'Università di Bologna; ed è anche l'unico soggetto che è stato in grado di interpretare degnamente l'altro più irriverente e discolo toscano conosciuto nel mondo: Pinocchio. E come non soffermarsi sulla strepitosa toscanissima sfrontataggine della trilogia cinematografica di "Amici Miei", con le sue "zingarate" e la famosissima "superscazzola"? Dei vari Francesco Nuti, Leonardo Pieraccioni o Giorgio Panariello poi, ne son piene le osterie d'ogni rione e contrada. Da tutto il mondo vogliono venire a vivere qui e gli stranieri (*) che riescono a piantarci le radici "un ce li levi più nemmeno col forcone appuntolito!". Quelli però che ci fanno più spisciare sono i veneto-padani e i lumbard, molto più dei crucchi, buffi già di suo coi saldali e calzini corti come i muratori bergamaschi. A parte quelli che ci vengono in ferie, che solo a vederli aggirarsi per le nostre colline tutti bianchi come gli asparagi di Asiago c'è da fassela addosso dal ridere, i più messi peggio sono quelli che comprano la casetta nella campagna toscana. Senza commentare sui prezzi che le pagano, che a noi ci viene da sbellicarsi al sol pensiero e diventano lo zimbello del paese, si superano nel grottesco più spinto quando si spacciano (e si vestono...) anche da "fattori della Domenica" o - peggio ancora - s'atteggiano da "convertiti" al nostro spirito dirompente, provando a sviluppare pensieri in para-toscano (ma non chiamando col nostro "cazzate, puttanate & segate" le loro "pirlate", "cagate" e "monate", miagolarte a vario altro), salvo poi guardarci con l'aria tra lo schifato e lo sgomento quando li pigliamo per il culo senza che ne capiscono il perché ed il come! Dall'ultimo censimento, siamo poco più di 3,5 milioni d'abitanti (espressi in Euro, s'intende, perché ci s'ammoderna pure noialtri), suddivisi nelle Province di Arezzo, Firenze, Grosseto, Livorno, Lucca, Massa Carrara, Pisa, Pistoia, Prato e Siena: Maremma maiala, quanti siamo! E che dire del nostro Italiano, che qualche bischero - che farebbe bene a tornare coi germanici o con l'arabi - chiama dialetto? Anche se con qualche fiorentina "c" in meno o qualche moccolo (bestemmia, soprattutto per i fini del nord...) di troppo ma comunque sempre musicale quasi fosse un inno al Divino, è la viva e dotta espressione della Dantesca discendenza, culla di quella dolce lingua che pare perduta in molte regioni italiche dove, onestamente, di parlare italiano un son proprio boni. E non parliamo poi di quei pover'homini che, parlando teutonico sull'Alpi dal versante nostro (ma sbagliato secondo loro...), fanno addirittura finta d'un capirla la lingua di Dante: ma chi l'ha sciolti? Ma chi li vole? Pussa via!  Raus! L'americano Thomas Jefferson, che conosceva e parlava benissimo l'italiano, l'italiano lo chiamava "il Toscano", ed il nordico Alessandro Manzoni venne "a sciaccuar i panni in Arno" per affinarsi nella lingua prima di comporre I Promessi Sposi, confermando che anche a lui gli faceva pietà la su' parlata. Dagli eruditi e piccanti scritti di Pietro l'Aretino e fino al "Processo per la causa penale contro il Reverendo Padre Sculacciabuchi, imputato di aver inc…ato in un boschetto un bimbo della sua parrocchia che colà era ito a far viole", la nostra letteratura usa con arte ciò che per le diverse, bigotte, sensibili, perbeniste e delicate (alias....ignoranti..) orecchie è "volgarità". Dai primi documenti in vulgaris del X secolo e proseguendo fino al XIII quando il fiorentino s'impose come lingua, si arriva nel XIV secolo ove si assiste alla sua consacrazione come lessico letterario dell'Italia, allorché i toscani Dante, Petrarca e Boccaccio produssero e diffusero le loro auguste opere. Il fiorentino brucia le tappe europee nell'affermarsi per prima come lingua, perché ha carattere elitario ed è separato dalla lingua parlata che ancora s'esprime in dialetti fuori della Toscana; il francese ed il tedesco arriveranno ben più tardi, la prima come lingua di cancelleria regia, l'altra come lingua della traduzione della Bibbia ad opera di Lutero. Detto questo, care e delicate orecchie offese, al limite dateci dello "sboccato", se proprio Vi và di prendere le distanze (si, ma dalla Vostra beata ignoranza!) per far vedere che Voi sapete stare in società e parlar "di spizzico" 0 "pulirVi 'r culo co' guanti bianchi" come s'accomoda a gente da' bene... Nel giorno 21-12-1502, Messer Biagio Buonaccorsi scriveva all'Illustre Machiavelli una lettera ufficiale concludendola con "Fate Voi, et andate a recere et canzoni 'n culo". Il 19-05-1512 invece, il già citato Nicolò inviava una missiva al Capitano Francesco Guicciardini così iniziando "Magnifico Francisco de Guicciardinis eccellentissimus: cazzus!". I più acculturati, ben conosceranno la maternale ed amorevole cura del lessico natio ad opera dall'Accademia della Crusca, sita in Firenze, ove ha sede l'Istituto del CNR "L'Opera del Vocabolario Italiano". Contraddistinta dal celebre motto dell'aretino Francesco Petrarca "Il più bel fior ne coglie" l'antica Accademia è, grazie ad una legge del 1937, il "Centro di studi di filologia, lessicografia e grammatica sia descrittiva che normativa della lingua italiana". Per noi, il parlare "colorito" è un'arte senza tempo, concessa solo a chi ha la padronanza del verbo italico cum grano salis e la faccia tosta di andar di poppa ai più. Se invece di andare alle Maldive o a Milano Marittima, decidete di venire tutti qui a "belar et pascere gaudenti pe' i colli o a guazzo sul bagnasciuga", mettete in conto che se Vi facciam ridere col nostro dotto umorismo, con pari istrumento "sappiam darVi di morte" o, nelle migliori ipotesi, Vi si rimanda a casa col sacchetto della bile arrovesciato e le palle dell'occhi fori dalle orbite. E non Vi dimenticate di alcuni nostri conterranei non ancora qui nominati o poco additati tipo Giotto, Brunelleschi, Donatello, Amerigo Vespucci, Leonardo Da Vinci, Lorenzo De' Medici detto "Il Magnifico", Michelangelo, Galileo Galilei (tutti in rigoroso ordine di nascita), che unn'anno certo necessità d'esser presentati. Più tutti l'altri che, da quanti sono e da come ci son familiari, ci si dimentica anco che esistano. Del resto, cosa poteva essere raffigurato sulle monete metalliche in Euro per contraddistinguere quelle coniate in Italia? L'homo vitruviano di Leonardo da Vinci sulla moneta da 1 ed il ritratto di Dante Alighieri su quella da 2. Un bel proverbio per chiudere, scelto tra l'enciclopedica e fornitissima tradizione regionale, che la dice lunga sulla nostra filosofia di vita: CHI UN VOL PIEDI SUL COLLO, UN S'ACCHINI !
 
* Stranieri = quelli dalla Cisa in sù e dalla Maremma in giù, a cui qualche "Tosco-integralista" come me assomma anche i Massesi/Carrarini avvezzi ad una lingua "ostrogota" e mollatici perché avanzavano a Genova...
 
P. S. - Ai non Toscani:
Oh, non Ve la sarete mica presa eh?
Gente di spirito arguto e giocherelloni come Voi, non Toscani.
Al massimo vol dire che unn'avete capito nulla; ma se state boni, Vi si rispiega tutto da principio e per benino!
E non fate gli offesi dicendo che anche Voi avete i Vostri geni.
E chi lo nega? Chi oserebbe tanto?
Avete il geometra Palladio, che fatta una villa, ha fotocopiato il progetto al catasto e n'ha rifatte un par di migliaia tutt'uguali nel giro dun'ora a piedi una dall'altra.
Avete quel bischero di Garibaldi, che prima di metterci tutt'insieme e poi magiassi le palle dai dubbi, era meglio s'andava a far chiocciole e ghiande per i maiali.
Avete la frigidona di Santa Maria Goretti che ha perso il meglio della vita e s'è tenuta la verginità.
Avete il Verga (un cognome di nulla...), che con la palla de' "vinti" la verga l'ha piantata dietro solo a quelli che morian di fame.
Avete il mangia cotolétte Manzoni che, se ci fossimo immaginati che veniva in Toscana per preparare i Promessi Sposi, guelfi e gabellieri gn'avrebbero negato il visto e gli studenti d'ogni ordine e grado gli avrebbero dato foco alla dogana.
Avete quel prostatico di Vespasiano, che più dell'essere stato imperatore è ricordato come protettore delle signore addette alle offerte nei pisciatoi degli Autogrill.
Avete quel falco di Marco Polo che scoprì gli spaghetti in cina.
Avete il mozzo Cristoforo Colombo che, scoperta l'America, riuscì a farla chiamare così in onore del nostro toscanaccio e decisamente meno bischero Amerigo Vespucci.
Avete poi personaggi del calibro di Emilio Fede, Biscardi, Pippo Baudo, Borghezio, Totò Cuffaro, il Mago Otelma, Fassino, i Cugini di Campagna, Luca Giurato, Marrazzo, Totti,  le Sorelle Lecciso, Rosa Russo Jervolino, Niki Vendola, Totò Riina, 'R Piotta, Calisto Tanzi, I Gialisse, Bossi figlio, Vanna Marchi: geniacci, premi nobel della cultura e personalità di spicco, senz'ombra di dubbio!
Insomma, anche Voi non Toscani avete i Vostri giusti eroi e firi Geni, no?